martedì 31 dicembre 2013

Tango di San Silvestro

..nell'universo esistono alcuni inspiegabili enti, di cui uno è il tempo; esso come noi balla il suo tango, ma a differenzia del nostro, il suo è interminabile…

Tango di San Silvestro

..cari amici, tranquillizzatevi, non desidero scrivere la storia di San Silvestro, cardinale prima e papa dopo, il quale, allo scadere della mezzanotte di oggi, uscirà dal mio armadio per concedermi come sempre un altro giro di tango, il suo ballo preferito; scriverò soltanto due stringate parole su come è partorita la ricorrenza che oggi conosciamo: il 31 dicembre porta il nome di San Silvestro per ricordare la morte di un certo Silvestro Rufino, eletto papa col nome di Silvestro I nell’anno 314, fino alla sua morte avvenuta il 31 dicembre del 335;
e tranquillizzatevi ancora, perché non desidero neppure inoltrarmi nella storia passata, per ritrovarmi complice della prima libagione culinaria, quale usanza che ancora oggi festeggia la caduta o la fine di un anno temporale, quindi lascio a chi è più dotto di me questa piacevole incombenza sull'uso e consumo del cenone di fine anno.
Mi soffermo invece sulla locuzione: fine di un anno; tempo di 365 giorni a partire dal 1° gennaio, escluso quello bisestile; tempo che racchiude le quattro stagioni; tempo che segna nel corpo e nella mente un cambiamento più o meno significativo; tempo di dodici mesi che aggiunti ai precedenti vissuti dall’uomo ne determina l'età relativa;

…ecco amici cari, nolenti o dolenti, oggi tutti noi noveriamo 365 giorni in più, sia nella carcassa che ci contiene, sia nella mente che tanto influisce sul nostro essere, così augurandovi i prossimi 365 colmi di ogni bene possibile e immaginario, vi lascio al vostro tango con bollicine di fine anno, donandovi il mio squinternato con giravolte di paranoie notturne, e con due casquè in sesta, ispirati dalla luna piena di due settimane fa.…



…il tempo è un onesto predatore che trascina con via con sé una stagione dopo l’altra lasciando all’anima una vitale ricchezza in un corpo moribondo…



 
…con quale nervosa tristezza io confido a questo foglio di carta che dovrò lasciare la miglior parte di me, al tempo del nulla…




…per ogni uomo esiste un tempo e un luogo dove potrebbe cogliere il significato della propria esistenza. Saperlo cogliere e farlo proprio, sarebbe giustificare gli affanni del lungo viaggio che cammina…


 
…il tempo della natura non è virtuoso, è soltanto naturale: un giorno ti accarezza, un altro ti schiaffeggia e un altro ancora ti sopprime...



 
…all’infuori del tempo niente è grande, e quando misuriamo l’uomo e il resto, è facile rendersi conto di quanto si è piccoli e di difficile confronto…

…comunicare in silenzio è un volo nel buio che si esprime con l’immaginazione...


un’altra stagione muore
e tu ricordi età che oblia
e ricordi una tenera notte
bianca luna candido viso
il tacito andar indifferente
monotono morir del tempo

e cadono uno sopra l’altro
i giorni miei e l’istante tuo
quand’io ricordo tenera notte
di bianca luna candido viso
allorché si ripete un nome
alba d’una nuova stagione

                                                           ©Sergio Dellestelle

giovedì 19 dicembre 2013

Bianco Natale

Nevicata gennaio 2013
Sono consapevole e rattristato nel percepire quanta difficoltà io provi nel voler esprimere parole di augurio per le feste natalizie, sapendo dell’enorme disagio che tante persone e famiglie stanno attraversando in questo periodo; non mi dilungo sulle cause che hanno portato gran parte del nostro paese a una disuguaglianza sociale fra ricchezza e povertà come oggi la conosciamo che mina la dignità dell’essere, anche perché di fronte a un problema così vasto e serio, il mio sarebbe un intervento di pura retorica che non porterebbe ad alcun cambiamento. Posso soltanto affermare, con un velo di innocente ipocrisia, una forte indignazione che mi ferisce il petto, nel constatare una tale miserevole situazione sociale. Così, con una mente greve e pessimista, desidero lasciare poche righe scritte, rivolte principalmente a tutti coloro che in questo momento non possono festeggiare il Santo Natale con uno spirito e un’anima leggera e sorridente:

…nell’avvicinarsi del Santo Natale, io percepisco nell’aria un respiro che sa di amorevole bello, come se i cuori fossero colmi di trasparente bontà; un’aria di diversi ma uguali respiri, confusi d’una piacevole atmosfera che avvicina gli animi anche più lontani, dove i sorrisi diventano l’incanto degli occhi e la bellezza dei volti; dove i toni delle voci suonano un accento dolce e armonioso, dove i gesti vestiti d’istinto infantile manifestano premurosa familiarità e, tutto , pari a un amore vivo, sincero, che si agita mondo da rigide convenzioni e dogmi prefabbricati; un amore che si dà semplicemente, con naturalezza, con voluttà di donarsi, desiderio d’una carezza s’un soffice velluto; sì, parlo di quell’amore proveniente dalle profonde viscere dell’universo, scaturito ancor prima che l’umanità mirasse i primi corpi incendiati in stelle, le stesse che questa notte vestono il cielo di broccato nero; lo stesso amore, dono segreto, inconosciuto, divino, elargito senza traccia e ombra di ritorno, un dono prezioso che non chiede, ma che si presta per essere donato; ed è questo amore, che a pochi giorni dalla solenne natività di Gesù, io auguro a tutti di trovare fra le tante pieghe della vita e, per chi già lo possiede, esorto di conservarlo, di rispettarlo, di accudirlo come un fiore delicato, centellinandolo di amorevoli attenzioni, di un bacio che parli…

…amici e amiche del mondo virtuale, a voi tutti che mi leggete, auguro di trascorrere un Bianco Natale avvolto nella poesia musicale di J.S.Bach, (Jesus Freude der Wunsch des Menschen - Gesù gioia del desiderare dell’uomo.) quale tenero abbraccio, che inconsapevole scriva un verso sulla carta dei ricordi…


Bianco Natale
soltanto il cielo
E religiosa notte

E solo una stella
E solo una parola
Nella buia trama

E soltanto due mani
Congiunte in silenzio
Camminano insieme

E col sorriso nel cuore
E due lacrime d’amore
E di tutti un solo ti amo

giovedì 5 dicembre 2013

Autunno

Foglia di Ginko
Cielo di casa mia
...autunno, stagione di mesto abbandono, di quieta riflessione e poetiche rimembranze; dolce è immedesimarsi in una foglia che a terra cade leggera, come s'una soffice nube un pensiero, quando di te vive la solitudine...

Foglie d’autunno

Nubi del mio cielo
Foglie di quercia
...Amore, perché ti sei vestito? La grazia e l’eleganza è nella tua naturale nudità. Non mi riferisco a quella graziosa eleganza di ricercata fattura che in un individuo altro non è, se non l’istinto dell’abito che gli cade a pennello. Chi non possiede più o meno, il gusto e il dono di vestirsi assecondando le virtù del suo essere?Io alludo a un’eleganza più raffinata, capace di adattare le maniere alla finezza dello spirito, alla sua dignità e orgoglio, più che un bel vestito per il corpo. Questo è un di più che fa da cornice a un bel quadro. L’eleganza che si distingue, l’eleganza disinvolta, vestita della grazia nella bellezza, quella che non s’impara perché spontanea, perché naturale, perché respira dell’aria che fa della mia la mia stagione, la stessa che oggi respirate voi, quiete foglie d’autunno. In questo plumbeo giorno, dove la bruma bussa alla pelle, dove il cielo è vestito d'un grigio elegante, che di grazia disinvolta fa da letto a nubi soffuse e compiaciute d' incestuosi amplessi, io vi miro nel vostro caduco incedere, silenti foglie d’autunno; vi miro rapito nel vostro cadere tacita onda alla terra, passi leggeri d’artista ebbro di tocchi dorati premurosamente deposti sulla tela della vita; amorevole vi osservo morire una dopo l’altra, una accanto all’altra, una sopra l’altra, come i secondi ai minuti, come le ore ai giorni, che insieme ricordano l’irrevocabile tempo d'un’altra stagione passata; e di questa, qui ed ora, foglia diversa s’adagia s’un’altra, lasciando al cielo infinite sfumature che dipingono l’anima dell’elegante grazia d’autunno, mentre di bellezza ingiallisce ancora una volta infinite zolle; placide foglie d’autunno, or già svestite di smeraldina veste, or già vestite di pallida ocra, or già vi novero una ad una, quando d’ambra e d’oro ricoprite una riva, quando di lei Amore, mi vesto di grazia ed eleganza… 


...nel deserto cortile dell’anima
il bacio d’una breve stagione
quando con occhi autunnali
sol’io ti rivesto d’ eterno...

 

...corto il tuo volo
autunno inatteso
lo spazio trafiggi
d’oro il silenzio...

...così tu sei passato
attraverso il respiro
destando assopite note
di vecchi canti sognati...





già la sera s’appresta
nel cielo libero e cupo
è l’inverno che già freme nell’aria
inquieto di schiaffeggiare l’autunno
e intorno d’oro ogni colore si spegne

cade un’altra stagione
senza un sussulto
un lamento una carezza

tacita passa sul rumore del mondo
fatto di ore vuote di minuti
secondi d’istanti senza oblio

vorrei gridare per darti un bacio
grande infinito
da lasciar orfano il cielo
da far precipitare una dopo l’altra
le stelle di questo vuoto che schiaccia

e a me
non più melancolia
per dimenticare l’autunno

...con l'Autunno chiudo la tetralogia delle stagioni, ringraziando l'amato A.Vivaldi, per avermi ispirato con le sue splendide melodie...

domenica 24 novembre 2013

J.S.Bach (parte seconda)

Johann Sebastian Bach
ritratto di Elias Gottlob Hausmann


...cari amici e amiche, il post precedente terminava col nostro protagonista che dopo aver trascorso quasi due mesi nel carcere di Weimar  per una disputa col duca Wilhem Ernst, si trasferisce alla corte di Köthen, presso la quale si trattiene fino al 1723...

 Le funzioni qui esercitate differiscono alquanto da quelle svolte sino allora; la Corte di Köthen  è di confessione calvinista e perciò rigidamente ostile alla musica da chiesa (con la sola eccezione del canto dei semplici corali liturgici). Bach, deve limitare la propria attività alla musica strumentale da camera, escludere in maniera assoluta la pratica organistica e la composizione di cantate sacre. A questo periodo molto fecondo risalgono le prove più significative della produzione strumentale bachiana, decantata durante il periodo di Lipsia: le sonate e partite per violino solo, le suites per violoncello, i Concerti Brandeburghesi, la prima parte del Clavicembalo ben temperato, le Sonate per flauto, per violino, per viola da gamba, le Sinfonie e le Invenzioni, il Klavierbüchlein (piccolo libro per clavicembalo), per il figlio Wilhem Fridemann.
 Nel 1720, di ritorno da un viaggio a Karlsbad, il musicista apprende della morte della moglie Maria Barbara (1684-1720). Nel dicembre del 1721 si risposa con la cantante Anna Magdalena Wilcke, (o Wülke) dalla quale avrà 13 figli. Pochi giorni dopo, convola a nozze il principe Leopold von Anhalt-Köthen; la reggente si rivela subito poco propensa alle arti ed è particolarmente ostile a Bach, il quale pertanto decide di trasferirsi altrove.
Nel 1722, muore il Thomaskantor di Lipsia, certo Johann Kuhnau. Bach aspira alla sua successione, ma soltanto per la rinuncia di Telemann e di Graupner, egli può ricoprire l’importante carica. La scuola annessa alla Chiesa di San Tommaso, già antica di circa quattro secoli, vanta una cospicua tradizione musicale. Qui Bach conserverà il posto sino alla morte. In qualità di Kantor egli deve provvedere non soltanto alle musiche occorrenti per le funzioni liturgiche, ma anche istruire il coro e mantenere la disciplina nel collegio. I rapporti con i superiori non sempre sono sereni, contrasti di vario genere amareggiano il musicista e nessuno sa riconoscere la grandezza del suo genio. Oltre alle musiche per la chiesa di S. Tommaso, provvede anche alle musiche per le funzioni universitarie. Dal 1729 al 1741 dirige il Collegium Musicum fondato da Telemann; nel 1736 gli viene riconosciuta la nomina a maestro di cappella della corte di Dresda; frequentemente viene invitato in altre città per inaugurare organi o per ragioni di servizio.
Particolarmente significativo è l’invito  alla corte di Federico II di Prussia, eccellente flautista e compositore. A Potsdam nel 1747,  Bach improvvisa su un tema dettato dallo stesso re (ritornato a Lipsia, Bach riprende quel tema, lo rielabora e invia al sovrano la composizione col titolo Offerta Musicale).
Nel 1749 le condizioni di salute, sino ad allora prosperose, incominciano a declinare. La vista si indebolisce notevolmente e il maestro deve affrontare nella primavera del 1750 due operazioni agli occhi, ma senza esito positivo. Le condizioni fisiche peggiorano rapidamente. Diviene completamente cieco e si spegne dopo dieci giorni di tormentata agonia il 28-VII- 1750, lasciando incompiuta l’opera ritenuta la più geniale per contrappunto musicale: L’Arte della fuga.(1749-1750)
Su quest’opera che simboleggia tanta parte del credo creativo di Bach, il musicista chiude la propria esistenza. In presenza della morte egli ribadisce così la sua fede in due forme assolute della musica: la fuga, quintessenza dell’arte polifonica, e il corale, manifestazione suprema dello spirito religioso. Erigendo a pilastro della propria creazione la fuga e il corale, Bach rivolge il suo sguardo al passato, e quasi rifiuta di aderire al mondo moderno, anche se inconsciamente tante conquiste della successiva storia musicale sono merito suo. Esclusosi dalla contemporaneità, i musicisti del suo tempo lo negano in blocco: nuove forme, nuove idee vanno allora formandosi, e Bach deve restare per lungo tempo un musicista di provincia, di scarso rilievo, alla cui opera è inutile soffermarsi. Nessuno si rende conto che quel provinciale, mai uscito dai confini della Germania, ha spinto il suo occhio indagatore su tutta l’Europa musicale, cogliendone tutte le manifestazioni. Nessuno si accorge che quel Kantor, quel Konzertmaeister, tutto casa e famiglia, ha sovvertito la storia della musica e portato all’arte il più alto dei contributi e il dono di un’assoluta identità fra tecnica e atto creativo, fra ispirazione e spirito costruttivo.

Stimato in vita più per le sue qualità di organista che per le sue alte doti di compositore, Bach deve attendere la propria riabilitazione per quasi cent’anni, e soltanto in epoca romantica ci si accorge della profondità del suo genio e dell’incommensurabile grandezza della sua produzione, vastissima e varia, aperta a tutte le manifestazioni del pensiero musicale con la sola eccezione del melodramma, che egli mai volle affrontare.
La prima biografia redatta dal Förkel (1801), e alcune edizioni di opere sue all’inizio del XIX sec., aprono la strada alla scoperta di Bach, cui reca un grande contributo il giovane Felix Mendelssohn nel 1829 riesumando, cent’anni dopo la sua prima esecuzione, la Passione secondo San Matteo. Per iniziativa di R.Schumann e di altri si giunge pochi anni dopo alla costituzione di una Bach Gesellschaft (società Bach), che nel 1850 inizia la pubblicazione degli opera omnia.

Dopo la morte di Bach, il ricordo che si ha di lui come compositore decade e le sue tante composizioni musicali vengono considerate superate rispetto ai giovani musicisti che via via si affermano nel periodo classico. Inizialmente viene ricordato come esecutore ed insegnante e le sue opere più note sono quelle per strumenti a tastiera. Mozart, Beethoven Chopin, sono e restano per sempre  suoi fidenti e costanti ammiratori. Mozart, quando visita la chiesa di San Tommaso a Lipsia ed ascolta l'esecuzione del mottetto "Singet dem Herrn ein neues Lied" (BWV 2259 - vedi prima parte) esclama: "Qui c'è qualcosa da cui possiamo imparare!". Dopo essersi fatto dare tutti gli spartiti di Bach presenti in chiesa, Mozart si siede al clavicembalo e non si alza finché non ha finito di studiarli ed eseguirli tutti.

Beethoven fu un devoto ammiratore di Bach, imparò a suonare  Il clavicembalo ben temperato da bambino e, più tardi, chiamò Bach Urvater der Harmonie (padre dell'armonia). Parlando del significato della parola Bach, Beethoven disse: "nicht Bach, sondern ein Meer" (non un ruscello, ma un mare). Prima di iniziare un concerto, Chopin usava prepararsi suonando Bach. Diversi compositori, fra i quali Mozart, Beethoven, Robert Schumann e Felix Mendelssohn, iniziarono a scrivere in maniera contrappuntistica (arte di combinare più melodie sovrapponendole secondo determinate regole) dopo aver conosciuto le opere di Bach. L'opera di Johann Baptist Joseph Maximilian Reger, (Brand, 19 marzo 1873-Lipsia, 11 maggio 1916- compositore organista e pianista) seppe fondere insieme i linguaggi del periodo barocco e classico, oggi definiti come un compendio tra il rigoroso contrappunto bachiano e la musica tardo - romantica  di  Rachmaninov.

Eisenach: casa natale di J. S. Bach
Weimar:1° impiego di Bach, presso il principe J. Ernst
Arnstadt:1703-J. Bach collauda l'organo della chiesa
Köthen: J. Bach permane presso la corte per 6 anni
Lubecca: Bach ascolta l'organista D. Buxtehude

Lipsia: tomba di J.Bach nella Thomaskirche v.a sx
Lipsia: dal 1724 J.Bach vi risiede fino alla morte



P.S. Da oggi in poi per questioni di tempo, non mi sarà più possibile rispondere ai commenti, pertanto vi prego di accogliere le mie più sentite scuse

 Potrebbe interessarti questo altro post Sulla vita di Bach parte prima.

venerdì 9 agosto 2013

*PAUSA*



*pausa di silenzio per assenza*

...a tutti gli amici e amiche che mi hanno sempre seguito con sincerità e affetto, con un caloroso abbraccio, auguro di trascorrere un bel fine estate  e delle vacanze serene... 

domenica 28 luglio 2013

J.S.Bach (parte prima)

…cari lettori, sospinto dal dolore di Euterpe disorientata per l’eterno viaggio, intrapreso da un genio della musica, sull’ineludibile barca di Caronte il 28 luglio del 1750, mi accingo con profondo sentimento a rendere omaggio al grande J.S.Bach

 Ritratto di E.G.Hausmann
(Lipsia museo storico della città)

Mozart: ….... ”Bach, un giorno per leggerti, una vita    per ascoltarti”…

Beethoven: …”Bach, non un ruscello, ma un mare”…

Liszt: …........ ”Bach, senza di te, non più una nota”…

Chopin:…..... ”Bach, una fuga per infiniti preludi”…

…liberamente tratte dalle memorie dei grandi della musica classica…





…scrivere di J.S.Bach, come uomo di tutti i giorni e come genio della musica, sarebbe per me un’impresa titanica. Pertanto mi limiterò a menzionare i passi più salienti della sua vita ...

la carriera professionale di Bach ha inizio nel segno di una delusione, o peggio: al primo contatto con il mondo del lavoro egli provò la bruciante sensazione di essere stato vittima di una prevaricazione che, ancora molti anni dopo, non aveva dimenticato. Era l’aprile del 1702, aveva diciassette anni e si era appena diplomato alla Scuola di S. Michele di Lüneburg e venne a conoscenza che c’era una possibilità di lavoro a Sangerhausen, essendo vacante il ruolo di primo pianista municipale di San Giacobbe, la chiesa più grande di quella città. Raggiunto il luogo, diede la prova di sé nel corso di una pubblica edizione, e di conseguenza il consiglio municipale espresse parere favorevole alla sua assunzione, malgrado la giovanissima età, ma accadde qualcosa, che lo stesso Bach ricorderà nel 1736, trentaquattro anni dopo, scrivendo ad un amico:”…nonostante la mia pochezza avesse ottenuto, sotto l’amministrazione del defunto borgomastro Vollrath, l’unanimità dei voti…non ebbi la fortuna di uscirne vincitore…poiché in quella occasione un altro candidato vi fu iumposto dalla più alta autorità*”.
Una storia esemplare: la storia di un giovanissimo organista che punta molto in alto, e tuttavia si scontra - e non sarà l’ultima volta – con l’autorità costituita, dalla quale comunque non può prescindere.
*Per la storia, l’autorità di Sangerhausen, si chiamava Johann Georg di Sassonia-Weissenfels, duca di quella piccola città.
(Dal saggio biografico di Eduardo Rescigno)

 Johann Sebastian Bach, nasce in Turingia ad Eisenach il 31 marzo 1685, da Johann Ambrosius e da Elisabeth Lämmerhirt e muore a Lipsia il 28 luglio 1750; ultimo di otto figli di una famiglia di cinque generazioni di musicisti in cui eccelle come unico genio; frequenta nella città natale la scuola di latino (1693-95), ma è costretto da circostanze familiari (nel 1694 perde la madre e l’anno successivo il padre che si è appena risposato) a recarsi a Ohrdruf dove risiede il fratello maggiore Johann Cristoph (1671-1721), organista dal 1690 nella chiesa dello stesso paese, allievo di Johann Pachelbel, continua l’educazione musicale del fratello minore che nel frattempo riesce a completare il ciclo regolare di studi alla scuola di latino.
Il 15 marzo 1700 al compiersi del quindicesimo anno di età, Johann Sebastian si trova svincolato dalla Komfirmation luterana che sancisce la fine dell'adolescenza e l'inizio di un possibile autosostentamento, percorso che il ragazzo ha già programmato con l'approccio a un apprendistato artigianale che non si realizzerà, per la provvidenziale figura del Cantor e maestro di musica Elias Herda che alla scuola di latino sostituisce un certo Johann Heinrich Arnold, espulso dal rettore per forte estremismo verbale: più che un violento o criminale, è definito un povero malato di mente. Herda  ascoltando il giovane Sebastian in una recita canora apprezza la sua bellissima voce di soprano e gli consiglia con veemenza di recarsi presso il Lyceum del convento di S. Michele in Lüneburg, dove avrebbe potuto terminare gli studi scolastici senza pagare la retta grazie a una borsa di studio e perfezionarsi nella musica, percependo anche un piccolo compenso in talleri per le sue prestazioni canore; si affranca così dalla famiglia raggiungendo Lüneburg all’estremo nord della Germania  anche se il fratello maggiore Johann Cristhoph ha i mezzi per tenerlo presso di sé, ma il giovane Sebastian ha ormai altri obiettivi. Accolto nella scuola, si trova ben presto a far parte del coro e può avvicinare Georg Böhm, originario della Turingia pure lui, che tanta parte avrà nello sviluppo dell’arte organistica del grande Bach.
In questo periodo, J. Sebastian plasma il proprio temperamento di musicista e completa la sua preparazione professionale anche grazie alla ricchissima biblioteca della scuola; frequenti viaggi nella vicina Amburgo gli consentono di conoscere l’arte del celebre e ormai vecchio organista J.A. Reinken, ma soprattutto ha modo di frequentare la Corte di Celle, residenza dei duchi di Braunschweig-Lüneburg, francofila anche in musica e di conoscere quindi le opere dei massimi compositori francesi di quel tempo.
Nella primavera del 1703 il diciottenne maestro ottiene il primo impiego importante come violinista alla corte di Weimar che gli permette di far ritorno nella regione nativa dove può sviluppare il proprio talento e il proprio bagaglio tecnico, frutto di uno studio condotto quasi senza maestri e senza guida, con il solo aiuto di una tradizione familiare mai spenta e con il soccorso di una straordinaria facoltà intellettuale che lo aveva indotto a esplorare sistematicamente la musica del XVI e XVII secolo.
A Weimar Sebastian si trattiene pochi mesi, desideroso di sfruttare meglio la sua vocazione, il giovane musicista ottiene nell’agosto del 1703 il posto nella Chiesa nuova di Arnstadt, per collaudare il nuovo l'organo giunto dopo due anni dalla commissione. Qui rimane sino al giugno 1707, dove compone l'universale 'Toccata e Fuga' in re minor BWV 565; durante questi anni di servizio, J. Sebastian lotta non poco, ma inutilmente, per l’affermazione della personalità e più volte viene in urto con le autorità cittadine.
Nell’ottobre 1705, richiede un permesso di quattro settimane per recarsi nella lontana Lubecca ad ascoltare il più grande organista di quei tempi, Dietrich Buxtehude, ma in realtà vi si trattiene quattro mesi. Il fatto provoca la reazione del concistoro cittadino già insoddisfatto delle innovazioni introdotte nella musica organistica; la situazione trova rimedio nel nuovo incarico  che gli viene offerto dalla cittadina di Mühlhausen, presso la chiesa di San Biagio.
Qui Bach si trattiene dal giugno 1707 al giugno 1708; il breve periodo è caratterizzato da due importanti avvenimenti: il matrimonio con la cugina Maria Barbara (1684-1720) che partorisce sette figli e la composizione delle prime cantate, tra le quali una è forse il famoso Actus Tragicus (nr 106 dell’indice delle opere di Bach: Bach-Werke-Verzneichins, BWV) e due sono quelle che Bach riesce a veder pubblicate (di queste soltanto una ci è pervenuta: Gott ist meine König- Dio è il mio re, BWV 71).
Ragioni economiche e soprattutto le limitazioni della sua libertà di azione inducono presto il compositore a cercare un nuovo impiego. L’occasione scaturisce dalla Corte di Weimar alla quale il maestro ritorna dopo cinque anni, ma non più in veste di violinista, bensì come organista di corte e musicista da camera. Il periodo di Weimar (1708-1717) rappresenta il primo dei tre grandi momenti creativi del genio bachiano, protetto dal principe Johann Ernst, buon compositore e unito da grande amicizia col cugino Johann Gottfried Walther, Bach ha la possibilità di dedicarsi con slancio e piena libertà d’azione a composizioni musicali che rispondono ai suoi ideali: coltiva in maniera particolare l’organo, scrive una trentina di cantate e studia a fondo i maestri italiani, Vivaldi in prima istanza, di cui trascrive dieci concerti, Albinoni, Corelli, Legrenzi, non trascurando quelli di più antica data come Frescobaldi del quale copiò di proprio pugno, nel 1714, la raccolta dei 'Fiori Musicali'. Tuttavia, nonostante il prestigio acquisito e pur ricevendo uno stipendio superiore, non riesce ad affermarsi come Kappelmaeister (maestro di cappella) che tanto desidera. Neppure alla morte dell’allora titolare J.S.Drese. Ebbe invece il titolo di Konzermeister (maestro di cappella) nel 1714. In seguito urtandosi col duca Wilhem Ernst, Bach chiese più volte di essere esonerato dall’incarico e presenta infine le proprie dimissioni: per tutta risposta viene incarcerato, per quasi un mese, e quindi licenziato bruscamente il 2 dicembre.
Pochi giorni dopo, il musicista si trasferisce alla corte di Köthen, presso la quale si trattiene sino al 1723...

…cari lettori, qui fermo lo scritto perché la vita di un genio, come quella di Johann Sebastian Bach, per essere ben documentata, necessita di una lunga lettura. Pertanto, per non tediarvi oltre, la recensione sul genio che ha tracciato la strada maestra, permettendo così lo svolgersi della musica classica come oggi la conosciamo, sarà ripresa in un altro post…
J. S. Bach fu compositore, violinista, organista, collaudatore d’organi musicali, insegnante e direttore d’orchestra.

J.S.B. Toccata e fuga in re minore, registrata con l'organo della Basilica di Ottobeuren (Baviera)

Mani possenti le tue Sebastian
Come il cuore tuo e l’ingegno
Che toccato hanno il cielo
E fugato le pietre più sacre

Di chiese in parrocchie
Di duomi in cattedrali
Han tremato aria e mura

Al suono d’un re sostenuto
Minore soltanto per nota
E non per regale figura

Suoni dolci suoni gravi
Da alte canne liberati
Per salire al trono d’un Re

Per scendere a udito mortale
Che tacito e chino
E ancora e per sempre
Templare t’ascolta in silenzio




Facciata  e interno della Cattedrale di 
Ottobeuren in Baviera
dove si sono cimentati i maggiori organisti 
della storia musicale.

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giovedì 4 luglio 2013

Estate



Sogno di mezza estate

…amore mio, in questa stagione la dea Cerere elargisce i suoi frutti migliori, quando Tempo mi rammenta che la vita è circoscritta di attimi, taluni fatti di ordinaria consuetudine, altri di rara, straordinaria intensità emotiva pulsante di vita: come un appuntamento vissuto d’attesa, un incontro sognato col cuore sospeso, di libellula eleganti volteggi rivolti verso un placido mare circondato di  variegata natura, come le tue slanciate caviglie scolpite per esaltare ogni passo di danza, per lasciare un indelebile segno su terra inconosciuta; una vita nel sogno, dove l’istante diviene impagabile istante, in cui l'astrazione pensata prende forma e i pensieri divengono parola: poche ma infinite sillabe sposate in vivo sentimento che ha soltanto l’aspirazione di esprimersi nella sua forma più intima e vera, non un blaterare senza senso, cui grande è il desiderio di espressione come fossero mille e mille desideri d' una sospinta ricerca di sé nell'altro, di noi in noi, che timidamente e quasi inconsapevolmente si traduce in uno soltanto; amore, incontrarti in un abbraccio è stata la magia di mezza estate: un sogno di poche ore trascorse con te, dove la grazia di una fiaba e fors’anche la forza di una meravigliosa parabola, racchiuse in un magico caleidoscopio dalle infinite sfumature, hanno per noi colorato l’aria e il cielo. Nei quieti mari di casa nostra le onde s’agitano libere, trasportate dal vento s’incrociano lente in crespi di tinte chiare e rispecchiano la monotonia di assolate spiagge. Stupore e sofferenza, nutrimento per l'anima; oggi siamo senz'altro più ricchi di ieri, perché vivi e consapevolmente padroni della più magica delle interiorità, propria di rarissime leggiadre menti e della bellezza che le contraddistingue.
In questo breve sogno, soltanto un bacio amore mio, donatomi con la genuinità e l’innocenza di una fanciulla che sussurra diverse parole feconde d'inaspettata enfasi e di profonda sostanza, inconsapevole che la vita può offrire emozioni e gioie incantevoli. Ripenso col sogno le parole, abbracciato di fronte alle timide onde del mare, ripercorrendo punti, virgole, pause, sospiri, tocchi, carezze, baci sui capelli e soffi di velluto sulle labbra, e percepisco un incanto dove perdersi è un attimo e ritrovarsi un’eternità: “Dov'eri amore mio tutte le volte che con l'arroganza dei miei anni andavo confondendo l'amore con l'amante?” Ora che esisti come potrei spezzare quelle ali argentate colme di delicata grazia, e come non desiderare di volare alto con nuove e fiere ali dispiegate al vento della passione? Quanta opera d’arte in noi! Ma quando meglio ci penso, dico che la vera opera d'arte sei tu, mia dolce fanciulla; una scultura, un dipinto, un ritratto, una prosa, una poesia, altro non sono che l'evanescenza di un’anima alla quale i miei sentimenti sono rivolti: la tua, amore mio; di fronte ad un'opera d'arte posso contemplare la sua profondità, il senso nascosto del suo significato, ricercando l'interiorità che cela; il capolavoro che stordisce l'arte, trasognato d'un'emozione che scaturisce dalla sensibilità di un animo espressivo, mentre la sua fattura pur essendo d'impeccabile effetto, fa soltanto da cornice; amore mio, dipingere tutto ciò che rappresenti è semplicemente irreale; la vera bellezza è irraggiungibile, così pensare di rapirti anche soltanto un profondo bacio d’amore, per me è scoprire il bacio dell’eternità.
Candida principessa, innocente fanciulla, come non cogliere significato migliore a descrizione di un evento così tanto intriso di meravigliosa unicità, luogo, contesto, senso del tutto, una sublime allegoria di quella perfezione di cui dolcemente un abbraccio parla confuso in mille tonalità di azzurro, dove raggi di sole partecipi illuminano i nostri occhi già illuminati di Amore; io e te, due, perché queste sono le anime armoniosamente perfette per il loro risplendere di luce propria; un io e te che urla nella silente e quieta atmosfera di figure che vanno, vengono e passano come ombre colorate e sonore; io e te, un solo suono di linee curve, dove il susseguirsi d’infiniti punti, traccia il ciclico senso del nascere, del vivere e del finire, per sublimare nel divenire dell’attimo, lo stesso che palpita in noi, lo stesso che presente è qui, vivo e reale, fra i respiri di un’azzurra natura e, oggi come oggi, l'aria che io tremante di delirio ora respiro, domani avrà tutto un altro profumo nel cuore…

…entrare fra le tue labbra
breve come un brivido caldo
e poi lasciarti nell’acqua…

 
 
…mi sto rinchiudendo
nel beccheggio del mare
come un riccio vissuto
fra i tuoi riccioli notturni… 

 
…la barca si è infranta
fra i marosi del tuo scoglio
più non entrerò
nel porto della tua orchidea…




ancora tu e l’estate
su questa spiaggia
mentre cala il sole
e s’oscura il mare

ancora tu
che del vento ascolti
il salire su per l’aria
quando di lontano
d’altro si spengono i rumori
allorché di broccato nero
si veste tutto il cielo

e allorché di pallida tinta
viandante si copre in velo
l’eterno volto della luna
tu torni qui a ricordare

taci e ascolti
muto parli al mondo
e alla tiepida sabbia
con occhi smarriti e fissi
cucciolo ti rivolgi
orfano del seno della madre

affamato chiedi dell’amore
che solo in sogno hai sfiorato
e incerto scrivi con un dito
una parola sulla rena
che negletta affoga
onda nell’acqua

e muoiono i colori della sera
del cuore ultimo orizzonte
vorresti imprigionarli tutti
nella sbiadita tavolozza
che sempre t’accompagna

per dipingere un volto
alba d’un nuovo giorno
per affrescare un nome
pareti d’un celeste castello
per rivedere un sorriso
accendere il buio del buio

per ritrovare il bacio
che ancora vive
per morire nelle tue labbra
per colorare un barlume di senso
a questi grigi sospiri
quando una lacrima scende
quando scende la notte

                                                ©Sergio Dellestelle

sabato 15 giugno 2013

Gli occhi

...gli occhi vedono e parlano alla ragione, 
quando sorridono e piangono con l'anima, 
e tutto il Bello e la Bellezza tramuta in poesia...



...balla nei tuoi occhi
il 3/4 della vita 
un valzer d'innefabile emozione...





 ...gli occhi del cielo imbrunivano rapidamente
quando il sole svenava
il suo ultimo sangue di luce...






...sui muri incido la tristezza
l'amore lo dipingo
in occhi di zaffiri...






come potrei non amare
occhi da cui stilla
soltanto bontà
e fugge tenerezza?
come potrei non amarli
quando son gli occhi suoi?

cilestre perle su di me
versate fiumi di Bellezza
da far apparir le tenebre
incantevoli luci
e le aurore
crepuscolo prodigio d’ombra
come potrei non amarvi
come potrei
quando son gli occhi suoi

cilestre perle nella notte
complici v’intrecciate
in ricamo di tesori inesplorati
e vive illuminate
le aurore dell’oceano più oscuro
come potrei non amarvi
come potrei
quando sono gli occhi miei
che si confondono
nei suoi

lunedì 27 maggio 2013

Angeli e Diavoli

morire nella tua terra
e vedere ancora una volta
nell’appagato tramonto
il già vissuto d'un tempo

vivere nella vostra terra
e vedere ogni giorno
il tramonto morire
dentro ai vostri occhi



 …la prima inconsapevole innocenza è una rosa senza spine, che troppo spesso viene còlta, violentata, spezzata, recisa, da mani  empie consapevoli di colpevolezza…




...ieri, cliccando fra i blog che seguo, mi sono ritrovato in quello dell'amica  Johakim, la quale aveva appena pubblicato un post dal contenuto attualissimo per  quanto esecrabile, che consiglio di vedere: "Anche gli angeli hanno ormai le ali spezzate
L'emozione provata, accompagnata da indignazione e intensa commozione, è stata grande  per il forte e verace argomento. Un plauso sottovoce da parte mia alla  signora Johakim per il suo toccante scritto, seguito da un altrettanto ringraziamento  per averlo pubblicato. A, "Anche gli angeli hanno ormai le ali spezzate" devo la scintilla ispiratrice di questi versi, che dedico a tutte le piccole vite sopraffatte  ogni giorno da atrocità e indifferenza da parte dell'uomo: 


Parca Atropo
il buio negli occhi
è croce e diletto
della tua eternità

come un’infinita notte
senza luna e né stelle
suo il cielo che ti veste

e non un’alba ancora
che spenta illumini
i tuoi ciechi scempi
nata è all’orizzonte

ma nati sono
angeli terreni
innocenti cherubini
partoriti dall’amore
e ancora nascono
fra innumerevoli diavoli
ignari della tua cecità

senza rotte navighi
nell’oscuro mare dell’oblio
e impietosa taciti il respiro
ora di un angelo
ora di un diavolo

e sorda a ogni singhiozzo
e preghiera di madre
vibrano le tue mani di forbice
allorché per ogni ala recisa
più forte ti batte in petto
dura la pietra d’un cuore

ps: l'immagine dei due angeli è stata prelevata dal web, Lucifero, gentile concessione di Johakim.

mercoledì 22 maggio 2013

Anniversario

Due mesi fa, e per la precisione Il 24 marzo, mi è stato assegnato un riconoscimento "Very Insiping Award" 
Un premio simbolico, vero e prezioso,  che ho amorevolmente riposto nella stanza dei miei ricordi.
Oggi, visitando i blog degli amici, ho trovato in quello dell'amica Sciarada, un post dedicato a Jonathan Livingston, che oltre ad avermi profondamente commosso, mi ha rammentato che oggi il  
mio blog compie il suo primo anno di vita.
Ho pensato che questa sarebbe stata la miglior occasione per aprire la stanza dei ricordi e pubblicare l'Award.

 Ringrazio la signora Sciarada per avermi a suo tempo inserito fra i suoi amici premiati  e per avermi oggi rammentato l'anniversario di Jonathan Livingston: Sciarada

Gentilissima Sciarada, non sapendo come ringraziarla per questo riconoscimento e gesto di amicizia, non mi resta che ricambiare con ciò che forse mi riesce meglio. Con tanto affetto:

 
L.V. Beethoven sonata nr 3 secondo mvt



se non ti avessi mai conosciuta
che ne sarebbe di questo amore
che sempre ci accompagna tenace
spietato nella sua dolcezza
questo tenero amore
che sempre ci sussurra all’orecchio
le sue melodie
e ci fa sentire vicini
quando siamo lontani
se non ti avessi mai conosciuta
che ne sarebbe di quei momenti
quelle carezze
quegli abbracci infiniti
quel non sentire altro che noi
quel sentirci ubriachi e folli
di traboccante gioia
se non ti avessi mai conosciuta
come potrei sentire
il tuo profumo nell’aria
e parlarti nei miei sogni
nei miei pensieri
come potrei sapere
che la primavera finisce
come potrei piangere
dei versi che scrivo
come potrei
se non ti avessi mai conosciuta

domenica 12 maggio 2013

La madre


Raffaello: Madonna del melograno
Sanguigna su carta di S.Celle

 …madre: musica che mai tradisce

…madre: astro che mai sparisce

…madre: madonna di tenera abnegazione

…madre: amore che socchiude gli occhi

…madre: eco dell’ultimo respiro

…madre : sorriso di Amore per la vita

…madre: divino bacio in seno al figlio




La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo, celebrata in onore della figura materna. Non esiste un unico giorno dell'anno in grado di riunire tutte le Nazioni in cui l'evento è festeggiato. Nella maggior parte degli Stati la ricorrenza viene riconosciuta nella seconda domenica di maggio.



Dedicato a tutte le madri del mondo:

Parlare della madre o della mamma, di questa straordinaria icona femminile, vera istituzione sociale della specie homo sapiens, credo sia giusto a priori averla vissuta. Poiché ritengo le esperienze dirette le più vere, concrete e tangibili. Pertanto lascio ad altri questa incombenza a me sconosciuta. Ciò non toglie che una figura materna non l'abbia sempre idealizzata ed amata.
E  da questa amorevole figura è nata la scintilla poetica di una madre per il figlio:


Se pensi d’esser solo
quando ti trovi fra la gente
e una solitudine ti opprime
quando chiudi gli occhi per conciliare il sonno
e un buio ti opprime
quando il tuo cammino erra per strade sconosciute
e un vuoto ti opprime
quando un progetto a lungo creduto si frantuma
e una disperazione ti opprime
quando tutto intorno a te s’agita e ravviva il mondo
e una speranza ti opprime
non sarai mai solo se riuscirai a pensare
come figlio alla madre
Se pensi d’esser solo
quando senti d’aver donato tanto per il poco ricevuto
e una tristezza ti opprime
quando senti d’aver perduto la più grande certezza
e un dubbio ti opprime
quando senti che il tuo solo amore ti ha tradito
e un dolore ti opprime
quando senti la tristezza d’altri sulla tua pelle
e un sentimento ti opprime
quando senti le lacrime d’altri essere le tue
e un’angoscia ti opprime
quando senti tutti i sorrisi della terra in uno solo
e una felicità ti opprime
quando della vita senti il significato che giustifica ogni respiro
e una verità ti opprime
allora sentirai tutta l’emozione di tua madre per il figlio

mercoledì 24 aprile 2013

Immagini d'amore

…Amore, a te confido che posso percepire le tue languide forme nel movimento ritmico d’un verso, con occhio d’artista interessato, o con la concupiscenza d’un maschio…

…Amore, che ad alcuni instilli di voluttà spirituale il diletto che non accarezza il corpo, come l’arrendevole seta d’un labbro, il vellutato sogno di un ventre, come il fremito d’un tenero seno, la scorrevole scultura d’una gamba, la linea curva di una schiena, e tanto senza renderli desiderosi; quando ad altri invece, di piacere fai subire il fascino carnale senza difesa; ecco amore, che di primavera in primavera sfiorisci il corpo, non rubarmi il Sole di questo piacere divino, io t’amo per me e tutti loro… 

Concerto per pianoforte nr2 op18 in do minore di S.Rachmaninov
questo video contiene il 2nd. mov- adagio sostenuto- che
 assieme al 3nd. è stato  eseguito per la prima volta da Rachmaninov 
il 2 dicembre 1900, mentre l'opera completa è stata eseguita 
sempre dallo stesso Rachmaninov il 27 ottobre 1901


amore
Cosa scrivere ancora
Che la mia mano
Non abbia già scritto
Che già i miei occhi
Non abbiano letto
E già il tuo udito
Non abbia ascoltato

Cosa scrivere ancora
Che tu non abbia
Già letto e riletto
Non sono i tuoi occhi
E’ una mano che piange
Già stanca di scrivere
Una lacrima sull’altra




 …amore il tuo corpo è un fiore
che sa di buono
ti nutri di petali e bevi rugiada…



  …un giorno t’ho incontrata
e mi hai riempito la vita
un altro sei partita
con la vita in tasca…



  …mi hai lasciato nella notte
nella luce del buio
grazie per averlo fatto in silenzio
in punta di piedi…




  …lascia pene e indumenti
in camera da letto
e dimentica l’anima…




 …letto disfatto
ancora bagnato d’amore
in lenzuola scolpite di corpi…


 

…ho appeso il mio sogno d’amore
come un abito nuovo
la muffa del tempo lo ha sgualcito…

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